Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore e esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.
Albert Einstein

venerdì 5 marzo 2010

Il sonno della Regione genera mostri


Di Marcello Fois

Commentare l'attuale stagione politica in Sardegna significa, sotto molti aspetti, fare un viaggio nelle tenebre melmose dell'insipienza. Il risultato della recente consultazione elettorale, che ha scalzato quel prepotente di Renato Soru dal timone di una regione che rischiava di perdersi nel mare aperto dell'illiberalismo, ha riportato quella stessa regione nel pantano in cui era programmato che si incagliasse.
A un anno di distanza è chiarissimo che la restaurazione è avvenuta in pieno: coste edificabili; deregulation edilizia; immobilismo; spoil-system selvaggio; ritorno dell'assistenzialismo elettorale; scomparsa assoluta della Sardegna dal panorama mediatico nazionale. Il presidente Silvio Berlusconi un anno fa, dalle piazze sarde, ha preso impegni precisissimi e dettato tempi strettissimi, un anno, per risolvere quelle due o tre cose che il dittatore Soru aveva disfatto: edificazione sulle coste contro l'illiberale blocco (voti dei territori costieri); sistemazione dei problemi collegati al lassismo con cui Mister Tiscali aveva trattato le questioni di Porto Vesme e del Sulcis Iglesiente (voti confacenti); risoluzione immediata, attraverso "l'amico Vladimir" (Putin) di trattative e annessioni di fabbriche, in cui l'orrido miliardario comunista non si era abbastanza speso (altri voti); immediata felicità diffusa e sorrisi contro l'umbratile, presbiteriana, condotta soriana; la dimostrazione ipso facto che la Sassari-Olbia era un dato ormai assodato, tanto che gli bastava una telefonata per dare il via ai lavori; la soddisfazione di poter spiegare ai maddalenini in che modo si poteva trarre vantaggi tripli da un G8 gestito dalla destra piuttosto che dalla sinistra stalinista.
Bene un anno è passato e un nuovo paesaggio interno si è spalancato davanti agli occhi dei politici sardi. Quelli con la schiena dritta nel silenzio delle segreterie si dicono che, come l'ultimo e meno attrezzato elettore di paese, anche loro, pur amministratori di lungo corso, questa volta si sono fatti ingannare, e che, smarcarsi dall'attuale piega degli eventi, sta diventando un imperativo categorico. A destra qualcuno capisce che l'unica chance per potersi permettere almeno un accenno di campagna elettorale in Sardegna è quella di prendere immediatamente le distanze dall'attuale Governo Regionale che in quest'anno, come stabilito ad Arcore, ha brillato per la sua totale assenza.
A sinistra il problema è di coltivare efficacemente la memoria corta e provare a scordarsi che la partecipazione attiva di molti "progressisti" alla coalizione trasversale dei medici, muratori e curiali, ha donato la Sardegna a Berlusconi senza che la destra di sbattesse più di tanto. Tuttavia, poco prima che la Regione, a Berlusconi, è stata donata la Bandiera Quattro Mori, giusto per santificare l'ennesima svolta dei sardisti alla ricerca di un posto al sole. Quell' immagine resterà come icona della storia sarda recente e come conferma che ci sono coalizioni che, dalla Marcia su Roma in poi, hanno fatto della "fluidità" uno stile . La politica sartoriale comincia a mietere vittime non appena si fa confusione tra politica nazionale e politica locale. Infatti, chi ha uno stile proprio e riconoscibile, senza ambiguità, come l'interessantissimo movimento dell'IRS, avanza, meritatamente, nella stima popolare.
Gli aderenti dell'IRS hanno capito che, in questa particolare contingenza, le imminenti elezioni amministrative in Sardegna pongono il problema di quanto distanti siano gli obiettivi del Governo Nazionale dalle esigenze reali della Sardegna attuale. E i fatti recenti gli danno ragione su tutti i fronti. Per esempio le orrende intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto politici locali sardi nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti del G8 pensato, da Soru, alla Maddalena. Si capisce chiaramente perché il Premier Nazionale abbia un'antipatia così feroce nei confronti delle intercettazioni. Esse, pur non indicando alcunché di illegale, indicano qualcosa di peggio: una corte di servi sciocchi prepotenti con i deboli e pusillanimi con i potenti di turno.
Questa melma diffusa di relazioni, di accordi sottobanco, di nomine concordate, di lobbyes rampanti, è, seppur non sempre perseguibile, parificabile all'illegalità, perché sancisce l'impotenza dei rappresentanti che abbiamo creduto di eleggere liberamente. Un campione mediatico come l'On. Berlusconi sa bene che è proprio di questa sfiducia che si muore come leader politico. Certo il Dottor Cappellacci al momento non ha questo stesso problema: finito il suo compito di parafulmine, ritornerà nel dimenticatoio da cui proviene, come Chiodi (qualcuno se lo ricorda il governatore dell'Abruzzo?).
E' proprio Ugo Cappellacci il personaggio più "interessante" in questa tristissima vicenda, nel suo immane, e goffo, tentativo di sembrare amministratore al servizio dei sardi, piuttosto che di Berlusconi. Nel suo dover chiedere il permesso per qualunque esternazione non concordata al punto che i predecessori Pili e Soru sembrano, al suo confronto, due giganti non solo della politica, ma soprattutto dell'orgoglio locale. Eppure siamo in una regione in cui, più o meno limpidamente, lo stabiliranno i giudici che se ne stanno occupando, bisogna restituire almeno un vincitore di Sanremo a chi e stato derubato del G8, con quanto ne consegue in termini tregua sociale.
Non hanno avuto il G8? Si prendano Valerio Scanu! Il quale, tra un lago e l'altro, è stato promosso dall'attuale Assessore Regionale alla Cultura a campione dell'eccellenza sarda che si fa valere a livello nazionale. Del resto come dar torto alla signora Baire visto il silenzio fittissimo degli intellettuali sardi, anche di alcuni che eccellenze nazionali lo sono davvero. Pensate un po': fornitori nazionali di Amici, vincitori di festivals e veline brune. Decisamente in linea con un'idea imbelle della Sardegna. Tra breve, nella città costiera continua, torneremo a fare i manovali, i fattorini, i portieri di notte, i giardinieri, i camerieri stagionali, i custodi delle ville, i mozzi negli yachts. Poi, definitivamente addomesticati, correremo ad indossare il costume locale per essere pronti a consegnare serti di mirto e dolcetti di mandorle ai turisti nei porti e negli aeroporti. Il sonno della Regione genera mostri.

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