Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore e esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.
Albert Einstein

venerdì 25 dicembre 2009



Mille infiniti auguri!

domenica 20 dicembre 2009

MEIC - Formazione Politica

Nella giornata di ieri ho avuto modo di partecipare al Corso di Formazione Politica organizzato dal Meic, in collaborazione con i componenti delle diverse giovanili di partito oristanesi.

I temi affrontati sono stati di grande interesse, anche se le modalità con cui essi sono stati gestiti hanno probabilmente peccato, a mio modo di vedere, di un'eccessiva solasticità.
E' stato un'interessante percorso, storicamente a ritroso, nei meandri di quegli accadimenti e circostanze che videro la nascita e lo sviluppo del Fascismo e del Sardismo. Si sarebbe dovuto trattare anche il tema del Popolarismo, ma il relattore, un caro amico, è purtroppo rimasto inchiodato a casa dal virus influenzale. 
Ho profondamente apprezzato la risposta del primo relatore alla domanda di un giovane del PDL: "Che cosa salverebbe oggi, professore, dell'impostazione politica Fascista?". La risposta ha rotto un silenzio generale e di imbarazante attesa. "Nulla, non salverei nulla. Questa è la mia risposta."
Mi è piaciuta la ricostruzione storica della nascita e dell'evoluzione Sardista, benchè in taluni aspetti s'intravvedesse una certa, e peraltro legittima, singolarità interpretativa nella lettura di alcuni accadimenti storici. Sono rimasto affascinato dalla qualità delle competenze dei relatori. 
In tutta onestà, invece, un particolare aspetto mi ha lasciato perplesso: la quasi totale assenza di dibattito. Proprio il nocciolo attorno al quale un'iniziativa di questo tipo si legittima nella sua funzionalità più chiara, la formazione, mi è parso  assente. Un dibattito "attualizzante" su due delle piattaforme ideologiche che tanto hanno scritto sulle pagine della Storia, una chiacchierata, insomma, che ci chiarisse le idee su quanto resta oggi di quelle due scuole di pensiero, credo sarebbero stati apprezzabili. Perchè, a mio modo di vedere, non è proprio la meticolosità della ricostruzione storica a mostrare la possibilità di un percorso formativo e delucidante, quanto piuttosto quel ventaglio di considerazioni, personali o pubbliche, di parte, più o meno proponibili, che spingono non solo noi ragazzi ma ciascun individuo a farsi delle domande e a cercare delle risposte. E da quì credo si dovrà partire nella programmazione degli appuntamenti successivi.
Per tutto il resto mi sento di ringraziare profondamente il Meic e l'impegno formidabile della professoressa Usai per l'importantissimo lavoro che sta svolgendo e nel quale si mostra attenta nel coinvolgerci.

martedì 15 dicembre 2009

lunedì 14 dicembre 2009

Lo spettacolo della violenza


La violenza non ha mai senso, non paga, non persegue obiettivi legittimi, non trova risposta in democrazia. Mi preoccupa semplicemente il dopo, l'interminabile sequnza di dichiarazioni e servizi tv che strumentalizzaranno al limite, già utilizzati come pretesto per giustificare, ad esempio, l'insita insofferenza degli uomini del Cavaliere al mondo dei commenti liberi di facebook e della rete in genere. Qualcuno ha già detto che la rete ha istigato. Qualcuno ha affermato sul primo canale che il democratico La Torre e la sua "compagine politica" rappresentano gli "istigatori morali" del gesto di Tartaglia. Il gesto di uno psicolabile sarà l'attentato al Cavaliere ed alla libertà del Paese. Una signora di mezza età, una signora per bene, questa sera in un bar del centro di Cagliari mentre apprendevamo in quell'istante  la notizia in tv, ha mostrato nei miei confronti, che probabilmente a torto minimizzavo, un moto d'animo a dir poco preoccupante, quasi la statuetta avesse colpito lei e non il premier. E' stato un momento in cui ho compreso l'incredibile potenzialità empatica del Cavaliere, il quale è uscito dall'auto qualche minuto dopo per mostrare alle telecamere ed al suo popolo il  viso coperto di sangue. E mentre aborrivo la violenza di un pazzo e pensavo alla decadenza civile del nostro Paese, comprendevo il gesto di un uomo per cui anche il dolore, se vantaggioso, può e deve fare spettacolo.

sabato 12 dicembre 2009

Mille Piazze - La milleunesima

Entro il 31 dicembre 2009, verra’ ridiscusso il cosiddetto decreto Pisanu che introdusse, dopo l’attentato a Londra nel 2005, una normativa stringente sull’accesso a Internet.
Tra queste, quelle piu’ clamorose riguardano il wi-fi, per la cui concessione i pubblici esercizi dovranno chiedere l’autorizzazione alla Questura e concedere l’accesso soltanto dopo che l’utente avra’ presentato documento di identificazione e verra’ registrato. Vi e’ anche l’obbligo di custodire i dati del traffico, perche’ questi possano essere a disposizione delle autorità.
Per fare una comparazione, il numero di accessi Wi-Fi in Francia è 5 volte di più, nonostante si sia tentato di recuperare il gap grazie alle politiche attuate da alcune provincie e amministrazioni locali.
Nel frattempo e' come al solito la rete ad organizzarsi e 100 persone fra blogger, giornalisti, professori e giuristi hanno sottoscritto la "Carta dei Cento".
Alle «Mille piazze per l'alternativa» promosse dal Pd per il prossimo fine settimana, abbiamo pensato che fosse il caso di aggiungerne una: la 1001esima, una piazza telematica che trovate qui.
La rete è uno spazio di vera libertà, anche in Italia. L’accesso a internet deve essere un diritto per tutti i cittadini, come proposto da Zapatero in Spagna, come promesso ai cittadini finlandesi dal proprio governo.
I controlli e le misure di sicurezza non devono impedire la libera circolazione delle idee sul web. Il decreto Pisanu e altre
iniziative del governo fanno pensare che a qualcuno la libertà e la democrazia della rete non piacciano: noi sosteniamo, invece, che si deve protestare contro ogni bavaglio legislativo alla rete italiana. Vi invitiamo a manifestare il vostro sostegno alla rete libera, alla diffusione della banda larga e al superamento del digital divide, intervenendo sulla piazza telematica di www.millepiazze.blogspot.com e condividendo questo messaggio attraverso il vostro blog e le vostre pagine nei socialnetwork. Per una nazione libera e unita anche sul web.
Cosa fare qui adesso ? Semplicissimo. Nello spazio dei commenti puoi lasciare traccia del tuo passaggio nella piazza telematica: idee e proposte sono le benvenute.

L'uomo con le palle


Di Gianni Sanna


Nonostante da quindici anni sia il protagonista indiscusso della politica italiana non riuscirà mai a guadagnarsi l’appellativo di statista. Berlusconi non è un uomo di Stato. Ci vuole ben altro per ottenere quel riconoscimento. Non basta vincere per tre volte le elezioni politiche , seppure intervallate da due brucianti sconfitte.
Il prestigio, l’autorevolezza, la dirittura morale, il senso ed il rispetto per le istituzioni sono qualità che non gli appartengono proprio. Giolitti, De Gasperi, Fanfani, Moro, Nenni, Jotti, Andreotti, Ingrao, Spadolini, Scalfaro, Ciampi, Prodi, Napolitano – solo per citarne alcuni - erano e sono di altra pasta. L’hanno dimostrato subito con unanimi riconoscimenti a destra ed a sinistra, in Italia e nel mondo.
Anche ieri “Silvio” ha inferto un colpo durissimo alla credibilità della politica italiana. Al Congresso del PPE, la famiglia imbastardita del popolarismo europeo di cui oggi De Gasperi ed Adenauer non andrebbero particolarmente fieri, ha offerto una rappresentazione di se stesso e delle Istituzioni del Paese – che purtroppo rappresenta – decisamente ridicola. Di se stesso e della sua reputazione è libero di fare quel che vuole, ma il prestigio del Paese e la credibilità dei suoi organi costituzionali non va infangata. Ha detto nel suo intervento: «la sovranità sta passando al partito dei giudici. Il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione anche attraverso una riforma della Costituzione». La Consulta «da organo di garanzia si è trasformata in organo politico. Abrogando il Lodo Alfano praticamente ha detto ai pubblici accusatori: riprendete la caccia all’uomo nei confronti del primo ministro» . E una delle cause di questo, è che «abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra».
Folle. Tanto che il fin troppo prudente Presidente della Repubblica questa volta non ha potuto fare a meno di stigmatizzare con un documento esplicito il suo disappunto. E lo stesso Presidente della Camera dei deputati ha di nuovo preso le distanze chiedendo al Capo del governo di chiarire il senso di quelle aberranti affermazioni magari davanti al Parlamento.
Eppure anche Berlusconi sa che la sovranità appartiene al popolo che la esercita entro i limiti e secondo le modalità stabilite dalla Costituzione, che la nostra è una democrazia competitiva e non una dittatura democratica, che il principio di eguaglianza è un asse portante del nostro ordinamento che non ammette deroghe irragionevoli, che il potere legislativo appartiene al Parlamento e che la legge ordinaria è una fonte subordinata alla Costituzione e non può mai violarla, che esistono organi di garanzia – il Presidente della Repubblica e soprattutto la Corte Costituzionale ( la Consulta, appunto) – deputati proprio a garantire il corretto esercizio delle prerogative costituzionali dei diversi poteri.
Lo stato costituzionale è una conquista che ha permesso ai sudditi di diventare cittadini. Ha rappresentato la condizione per affermare lo stato di diritto dove nessuno è al di sopra della legge, benché investito di un ampio mandato elettorale, e dove nessuno può fare le leggi a proprio uso e consumo in spregio ai principi fondamentali dell’ordinamento.
Per fortuna i nostri Padri costituenti hanno conosciuto il fascismo e scrivendo la nostra Carta Costituzionale hanno previsto un meccanismo di pesi e contrappesi capace di salvaguardare la nostra democrazia da qualunque tentativo esplicito o implicito di alterarla.
Quei Padri si meritano tutti il riconoscimento di statisti per aver saputo guardare lontano, sapendo che quella stagione che avevano vissuto andava risparmiata ai loro figli e nipoti. Così è stato per sessantadue anni e credo sarà anche per quelli che ci attendono.
Non importa se ciò non piace a Berlusconi.
Dovrà rassegnarsi all’idea che la Costituzione è rigida ed è più forte di lui e che resisterà nel tempo anche dopo che gli italiani – finalmente – lo rimanderanno a casa.
Certo, potrà consolarsi ripetendo a se stesso, come ha fatto ieri : “Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?”. E – se crede – compiacersi della circostanza che un’affermazione del genere ha suscitato ilarità generale nella platea che l’ascoltava.
In fondo lui non è uno statista. Gli uomini di stato si accontentano di suscitare solo attenzione e rispetto.