Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore e esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.
Albert Einstein

sabato 12 dicembre 2009

L'uomo con le palle


Di Gianni Sanna


Nonostante da quindici anni sia il protagonista indiscusso della politica italiana non riuscirà mai a guadagnarsi l’appellativo di statista. Berlusconi non è un uomo di Stato. Ci vuole ben altro per ottenere quel riconoscimento. Non basta vincere per tre volte le elezioni politiche , seppure intervallate da due brucianti sconfitte.
Il prestigio, l’autorevolezza, la dirittura morale, il senso ed il rispetto per le istituzioni sono qualità che non gli appartengono proprio. Giolitti, De Gasperi, Fanfani, Moro, Nenni, Jotti, Andreotti, Ingrao, Spadolini, Scalfaro, Ciampi, Prodi, Napolitano – solo per citarne alcuni - erano e sono di altra pasta. L’hanno dimostrato subito con unanimi riconoscimenti a destra ed a sinistra, in Italia e nel mondo.
Anche ieri “Silvio” ha inferto un colpo durissimo alla credibilità della politica italiana. Al Congresso del PPE, la famiglia imbastardita del popolarismo europeo di cui oggi De Gasperi ed Adenauer non andrebbero particolarmente fieri, ha offerto una rappresentazione di se stesso e delle Istituzioni del Paese – che purtroppo rappresenta – decisamente ridicola. Di se stesso e della sua reputazione è libero di fare quel che vuole, ma il prestigio del Paese e la credibilità dei suoi organi costituzionali non va infangata. Ha detto nel suo intervento: «la sovranità sta passando al partito dei giudici. Il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione anche attraverso una riforma della Costituzione». La Consulta «da organo di garanzia si è trasformata in organo politico. Abrogando il Lodo Alfano praticamente ha detto ai pubblici accusatori: riprendete la caccia all’uomo nei confronti del primo ministro» . E una delle cause di questo, è che «abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra».
Folle. Tanto che il fin troppo prudente Presidente della Repubblica questa volta non ha potuto fare a meno di stigmatizzare con un documento esplicito il suo disappunto. E lo stesso Presidente della Camera dei deputati ha di nuovo preso le distanze chiedendo al Capo del governo di chiarire il senso di quelle aberranti affermazioni magari davanti al Parlamento.
Eppure anche Berlusconi sa che la sovranità appartiene al popolo che la esercita entro i limiti e secondo le modalità stabilite dalla Costituzione, che la nostra è una democrazia competitiva e non una dittatura democratica, che il principio di eguaglianza è un asse portante del nostro ordinamento che non ammette deroghe irragionevoli, che il potere legislativo appartiene al Parlamento e che la legge ordinaria è una fonte subordinata alla Costituzione e non può mai violarla, che esistono organi di garanzia – il Presidente della Repubblica e soprattutto la Corte Costituzionale ( la Consulta, appunto) – deputati proprio a garantire il corretto esercizio delle prerogative costituzionali dei diversi poteri.
Lo stato costituzionale è una conquista che ha permesso ai sudditi di diventare cittadini. Ha rappresentato la condizione per affermare lo stato di diritto dove nessuno è al di sopra della legge, benché investito di un ampio mandato elettorale, e dove nessuno può fare le leggi a proprio uso e consumo in spregio ai principi fondamentali dell’ordinamento.
Per fortuna i nostri Padri costituenti hanno conosciuto il fascismo e scrivendo la nostra Carta Costituzionale hanno previsto un meccanismo di pesi e contrappesi capace di salvaguardare la nostra democrazia da qualunque tentativo esplicito o implicito di alterarla.
Quei Padri si meritano tutti il riconoscimento di statisti per aver saputo guardare lontano, sapendo che quella stagione che avevano vissuto andava risparmiata ai loro figli e nipoti. Così è stato per sessantadue anni e credo sarà anche per quelli che ci attendono.
Non importa se ciò non piace a Berlusconi.
Dovrà rassegnarsi all’idea che la Costituzione è rigida ed è più forte di lui e che resisterà nel tempo anche dopo che gli italiani – finalmente – lo rimanderanno a casa.
Certo, potrà consolarsi ripetendo a se stesso, come ha fatto ieri : “Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?”. E – se crede – compiacersi della circostanza che un’affermazione del genere ha suscitato ilarità generale nella platea che l’ascoltava.
In fondo lui non è uno statista. Gli uomini di stato si accontentano di suscitare solo attenzione e rispetto.

Nessun commento:

Posta un commento